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giovedì 23 marzo 2023

Esclusiva intervistandopersport.blogspot.com : A tu per tu con la scrittrice Andreea Catana.

 


Chi è Andreea Catana?

Il mio nome è Andreea Catana, ho 29 anni, e sono nata a Bucarest, Romania. Vivo in Italia da quando avevo circa 8 anni, di conseguenza ho frequentato tutte le scuole in Italia.

Di che cosa si occupa?

Sono titolare di un osteria situata a Venezia (Osteria al Tajer) da circa un anno. Precedentemente, prima che iniziasse la sventura del COVID, ero titolare di un altro ristorante tradizionale sempre a Venezia.

Le sue passioni? 

Nel tempo libero mi piace suonare il violino, essere sempre a contatto con le persone, infatti anche per questo ho scelto di intraprendere come carriera la ristorazione. Infine, da qualche anno, ho scoperto di amare la scrittura. 

Le prime righe sul quaderno le scrivevo in qualsiasi luogo mi trovassi, frasi, oppure scene che mi venivano in mente, fino al punto di aver deciso di cominciare a scrivere questo libro intitolato “Micol” che è il nome della protagonista principale. È un opera di fantasia, come già specificato nella prima pagina del libro, il quale racconta la vicenda di questa giovane ragazza, protagonista dell’indagine del caso in cui è coinvolta in prima persona. 

Il primo volume l’ho pubblicato in formato ebook.

La particolarità di questa storia, ambientata a Venezia negli anni 20, è che con tutte le sue differenze e contraddizioni sociali, fa da sfondo ad una storia che si dirama tra amore e omicidi, bande criminali e la conquista di territorio, dove il lettore non potrà fare a meno di scoprire pian piano Micol e il suo lungo viaggio alla ricerca di una verità mai scontata. 

Progetti 2023/2024?

Prossimamente vorrei pubblicare Micol anche in formato cartaceo. Nel frattempo, continuerò a scrivere il seguito della sua storia pubblicando poi il secondo volume.

giovedì 23 settembre 2021

“A TU PER TU” CON MARIA ROSA BELLEZZA

 

Maria Rosa Bellezza 
"Le lesioni dell'anima".


Chi è Maria Rosa Bellezza ?

"Sono Maria Rosa l’adulta che porta per mano Maria Rosa la bimba. Sono l’insieme dei ruoli che mi sono conquistata ma anche molto altro. Ho una famiglia felice e un lavoro che mi appaga. Leggere mi nutre, scrivere mi gratifica, essere letta è una sorpresa alla quale ancora non mi abituo. Sono sempre in bilico tra dovere e piacere, tra il desiderio di stabilità e la voglia ogni giorno di scoprire cose nuove."

Che cosa l'ha spinta a intraprendere la carriera di scrittrice?

"La voglia di realizzare un sogno che avevo sin da piccola, quello di raccontare le storie che mi vivono dentro."

Ha delle abitudini specifiche durante la scritturazione?

"Prima di scrivere elaboro una scaletta di ciò che scriverò e stabilisco un tempo di inizio e fine. Poi inizio ad alzarmi centomila volte: ho sete, ho fame, mi ricordo di faccende trascurate fino a quel momento che all’improvviso diventano pressanti. Poi mi accorgo che sta scadendo il tempo che mi ero prefissata, mi siedo davanti alla pagina bianca e inizio a scrivere in una sorta di trance in cui, letteralmente, descrivo ciò che vedo accadere nella mia mente. Che non è mai quello che avevo stabilito nella scaletta."

La lesioni dell'anima", perché?

"Le lesioni dell’anima sono le ferite psicologiche che ci portiamo dietro quando perdiamo qualcosa di fondamentale per noi, qualcosa che consideravamo essenziale e che avevamo dato per scontato che sarebbe rimasto con noi per sempre. Una ferita che paragono allo struggimento dell'infanzia che non torna di più di certi ricordi che fanno male al cuore in modo fisico, carnale."

La domanda più insolita che le hanno mai rivolto? E cos’ha risposto?

"Mi è stato chiesto più volte se fossi magica come Mizio. Se avessi vissuto esperienze di premonizioni, viaggi astrali o regressioni a vite passate. Purtroppo nulla di tutto questo. Ho una mente molto razionale e un pessimo istinto. Sono la persona meno magica che conosco."

Ha già fatto presentazioni de “le lesioni dell’anima” in presenza?

"Si e sono state molto emozionanti. Ho avvertito il calore, la gioia e l'affetto di chi mi seguiva e si appassionava alle vicende di Ada e Mizio."

Progetti futuri?

"Con le mie colleghe di studio abbiamo ampi progetti di crescita professionale. Continueremo a seguire la materia del diritto del lavoro e della famiglia che sono i nostri cavalli di battaglia ma ci stiamo già affacciando alle nuove frontiere del diritto come ad esempio la tutela dei dati sensibili e la tematica gender."

Ci sarà un nuovo romanzo?

"Lo sto già scrivendo e spero di finirlo quanto prima."


Dèsirèe Fadda

venerdì 15 maggio 2020

Italia Book Festival : la scrittrice Luisella Urietti partecipa alla Fiera virtuale della piccola e media Editoria










Che cosa è “Italia Book Festival”?

Italia Book Festival è una Fiera virtuale della piccola e media Editoria che apre i battenti domani 16 maggio 2020 e rimarrà aperta fino al 24 maggio. www.italiabookfestival.it In questa Fiera virtuale del libro i visitatori possono “entrare” nelle varie sale e, dopo aver scelto i libri, metterli “fisicamente” nel carrello. Trovo questo aspetto davvero utile e “sano”, perché evita di trascinare sulle spalle il “peso della cultura”, almeno di quella cartacea. I partecipanti ai saloni/fiere del Libro sono facilmente riconoscibili perché trascinano borsoni e zaini colmi di carta stampata. Inoltre, i visitatori potranno partecipare alle presentazioni degli autori, ai laboratori, seguire le dirette youtube e facebook. E ancora, gli aspiranti scrittori potranno consegnare i loro manoscritti e partecipare agli stage di scrittura creativa. É lodevole un'iniziativa del genere in un momento difficile come l'attuale, dove è impossibile organizzare eventi “fisici”. Ed è stato possibile realizzarla perché “l'unione fa la forza”: l'unione dei piccoli editori, infatti, ne è stata la premessa. Da grande lettrice – prima ancora che scrittrice - penso che leggere, ancora di più in fasi come quella che stiamo vivendo, sia un aiuto enorme per chiunque. Evadiamo vivendo le vite degli altri, prendiamo parte ad avventure con i protagonisti di romanzi e racconti, ci arricchiamo di conoscenze e di spazi mentali che ci aprono finestre su mondi prima ignorati. “Chi legge vive mille vite prima di morire. Chi non legge ne vive una sola”

 Qual è lo “scopo “del Festival? 

In un Paese come il nostro che vanta grandi nomi nell'Editoria, ci si dimentica – o si ignora - che esiste anche un ricchissimo tessuto di piccole e medie case Editrici. Sicuramente meno conosciute anche perché economicamente meno forti, ma che contribuiscono ampiamente alla diffusione della cultura. Il Piemonte, ad esempio, è fra le regioni italiane che vanta un grande numero di piccoli editori. L'obiettivo principalmente è quello di valorizzare la grande ricchezza e creatività delle case editrici piccole e medie, di farle conoscere e scoprire a coloro i quali ne ignorano l'esistenza. 

Con quale Casa Editrice ti piacerebbe pubblicare un libro? 

All'Italia Book Festival partecipo anche io, invitata dall'editrice Impremix (che si trova nella Sala DICKENS) da me scelta per pubblicare il mio libro CambiAmi la vita. Perché ho scelto un piccolo Editore? Perché si può avere una relazione più “umana” e meno formale. Un piccolo editore è più accessibile, anche geograficamente. Attenzione però, questo non significa che, proprio perché è piccolo, un Editore di questo genere accetti di pubblicare qualsiasi cosa. Erroneamente si può pensare ciò, ma vi assicuro che, per quanto riguarda Impremix, questo non è assolutamente vero. Certo, non avendo la potenza mediatica di cui possono disporre i marchi nazionali, non ha nemmeno la possibilità di “pubblicizzare” i propri autori più di tanto. Ma questo “costringe” gli autori che vogliono essere più visibili a diventare più creativi e intraprendenti, mettendo in pratica il detto “La necessità aguzza l'ingegno”. Per il prossimo libro - che al momento è “in scrittura” - non ho ancora pensato all'Editore... Mi riservo di finire di scriverlo prima di valutare. Tuttavia, è fondamentale ricordarsi di una cosa importante: è vero che un autore sceglie con chi pubblicare, ma non dimentichiamo che dev'essere accettato dall'Editore. Quindi, alla fine, la decisione è uno spazio tra queste due possibilità che devono trovare entrambe la propria soddisfazione ed espressione. 





sabato 14 marzo 2020

A tu per tu con Sabrina Gonzatto

Scrittrice di Successo , puoi raccontare agli appassionati di sport e amanti della lettura, il romanzo il cui titolo è: “Orfeo Pianelli il Presidente del Toro Campione” ? 

E’ una biografia dedicata ad uno dei più amati presidenti del Toro, l’uomo che insieme agli allenatori, primo fra tutto Gigi Radice, i dirigenti e i calciatori ha reso possibile la conquista dello scudetto. Quel famoso giorno, il 15 maggio del 1976 se non erro, in cui il Toro arrivo’ primo in classifica battendo tutti. Una giornata memorabile che non tutti i lettori avranno avuto la possibilità di vivere, visto l’anno, ma che si tramanda di padre in figlio e fa parte, insieme a Superga, Meroni, Ferrini, dell’immaginario collettivo della nostra squadra. Tornando al libro, ci tengo a dirti che la motivazione che mi ha spinto a trattare un argomento così delicato, è stata la figlia del Presidente: Cristina Pianelli. Nell’estate del 2006 andammo nella sua casa di Villefranche in Costa Azzurra. La stessa abitata dal papà, morto l’anno prima, e la mamma Cecilia. Una bellissima villa sul mare. Avevo appena scritto il mio “Ma cos’era mai questo Toro?” e gliene regalai una copia. Quel libro siglo’ l’inizio della nostra amicizia. Ricordo quando mi chiamo’ subito dopo averlo letto, nel salutarmi mi chiese che le sarebbe piaciuto scriverne uno insieme per dedicarlo al suo papà. Due anni dopo fondammo il Toro Club Orfeo Pianelli nella sede di corso Vittorio Emanuele 77, dove lavoravo. Pensa che lei non era più rientrata in quelle stanze! Indimenticabile la sua reazione nel ritrovarsi in quella meravigliosa residenza, presa dal Presidente Pianelli per il suo Toro. Abbiamo trascorso dei bei momenti con Cristina. Lei a Villefranche io a Torino. Fino al giorno in cui è mancata a causa di un tumore. La notizia mi venne comunicata dall’amico Mauro Saglietti mentre stavo lavorando al Salone del Libro. In quel momento decisi di scrivere il libro che con Cristina avevamo progettato e che fu pubblicato l’anno dopo, nel 2011. Come ti dicevo, è una biografia romanzata. Tante le testimonianze, le fotografie sono inedite e provengono dalla famiglia Pianelli. La prefazione di Paolino Pulici. Ha un valore particolare per me come potrai immaginare. E quando ne parlo mi commuovo. Sai, ogni volta che posso, vado al cimitero di Villefranche per portare una rosa alla tomba che li accoglie. Dimenticavo di dirti che il libro è dedicato a Cristina e a suo figlio Giorgio. 


Con quale partner maschile o femminile, ti piacerebbe produrre un libro ? 

Ce ne sono alcuni. Un esperimento, ben riuscito devo dire, lo abbiamo fatto con Fabrizio Turco qualche anno fa. Recentemente alla presentazione di un testo non mio, qualcuno mi ha chiesto: “quand’e’ che scriverai il prossimo libro?” E devo dirti che l’idea mi solletica non poco  soprattutto in questi giorni in cui l’allerta Covid-19 impone uno stop alle nostre attività quotidiane. È un tempo sacro quello che ci viene donato e che non dobbiamo sprecare. E magari, chissà, mi metterò a scrivere qualcosa. Ti terrò aggiornata.

In che modo si concluderà il Campionato di Lega di Serie A per il Torino Football Club?

In un momento così devastante per tutta l’Italia e per il mondo intero faccio fatica a rispondere alla tua domanda, di getto ti direi: ma chi se ne frega! Di fronte alla situazione sanitaria, alla crisi economica, al crollo in borsa ma soprattutto ai decessi, le sorti della serie A mi sembrano davvero secondarie. Se non sbaglio nel periodo della Seconda Guerra Mondiale furono presi dei provvedimenti importanti. oggi nel 2020 il Coronavirus però ha violentato tutti noi senza permetterci di correre ai ripari. Uno tsunami di cui sappiamo molto poco nonostante scienziati, medici, personale sanitario e le istituzioni si stiano prodigando giorno e notte per trovare una soluzione. Senza dimenticare l’apporto fondamentale che noi cittadini possiamo dare seguendo le indicazioni ministeriali. È un panorama apocalittico quello che abbiamo di fronte, proprio come ci e’ stato narrato in tanti libri e film. Quella è finzione, la nostra invece è realtà. Non vorrei però che il mio grido iniziale potesse essere male interpretato. A me, come a tutti i tifosi granata sta molto a cuore il destino della nostra squadra. Il Toro in questo campionato non ha lavorato come avrebbe dovuto e i risultati si sono visti. Annullare il campionato? Congelarlo e riprenderlo ad agosto? Non so quale delle due soluzioni sia la migliore. Certo è che a noi, un momento di riflessione epocale come questo non può che far bene. Non saremo più come prima, proprio come all’indomani del crollo delle Twin Towers. D’ora in poi ci sarà un prima e un dopo Covid-19, questo è chiaro. Però c’e’ voglia di pensare a cose belle: uscire per prendersi un gelato, andare dal parrucchiere, recarsi allo stadio e gioire per la propria squadra. Ho detto ‘ pensare a cose belle’ non a caso.  Abbiamo voglia di vedere un bel Toro! Un Toro combattente! Tra qualche settimana potremo tornare alla ‘normalità’, per ora restiamo in casa e riflettiamo. Dai Toro, rifletti anche tu! 

lunedì 10 febbraio 2020

A tu per tu con Luisella Urietti





In che cosa consiste il lavoro del Life Teaching?

Mi definisco Life Teaching perché il mio lavoro ha a che fare con l'apprendimento/insegnamento e non con una terapia. Il mio obiettivo primario è insegnare, alle persone che si rivolgono a me, a riconnettersi con il proprio corpo. Ciò è paradossale perché noi SIAMO il nostro corpo. In realtà la maggior parte di noi, nel tempo, si è allontanata da esso, perdendo per questo salute e benessere. Eppure è cosi facile: da piccoli sapevamo quello che ci faceva star bene; poi lo abbiamo dimenticato. Infatti ci lasciamo facilmente condizionare - rispetto a decisioni lavorative e personali, cure mediche, sport da praticare, ecc... - anche quando avvertiamo piccoli segnali che qualcosa, da qualche parte dentro di noi, non va. Questo perché quella preziosa e innata conoscenza – pur latente - è ancora presente.
Da adulti, per riappropriarci di essa, dobbiamo operare un cambiamento: ascoltare il nostro corpo.
Che mai vorrà dire? Il corpo manda segnali continuamente, usando un volume sempre più forte fino a quando siamo costretti (normalmente dal dolore) a dargli retta. Questo processo è iniziato anni prima. Anni durante i quali noi non abbiamo proprio “sentito”, e per questo nemmeno capito, che cosa ci voleva comunicare.
Perché?
La maggior parte di noi non ha dimestichezza con la cura della propria salute, perché ci è stato insegnato a delegare il nostro benessere a dottori e specialisti, formati per risolvere i nostri problemi.
Abbiamo completamente dimenticato che per il benessere quotidiano (base del benessere generale) e per i piccoli disturbi che possono comparire, i migliori “medici” siamo proprio noi stessi. Tale atteggiamento può rivelarsi estremamente utile anche qualora dovessimo ricorrere a uno specialista: saremmo molto più precisi nel fornire informazioni circa il nostro sintomo/disturbo, aumentando le possibilità di successo della cura.
È per questo motivo che da quasi 20 anni mi occupo di educare le persone alla consapevolezza di sé, che passa, in primis, attraverso la consapevolezza del proprio corpo.
Imparare a fare una pausa e in un secondo tempo a staccare la spina. Aumentare il livello di attenzione, dirigerlo


Come ha sviluppato questa sua dote ?

Credo che ognuno di noi possieda questa dote in una qualche misura. È un talento che comprende l'empatia, l'ascolto, la capacità di prestare attenzione e il desiderio di mettere in grado le persone di occuparsi di sé: altrimenti detto, renderle libere.

Ma il talento ha bisogno della competenza per trasformarsi in una professione.
Fin da piccola, cresciuta un po' come Heidi, ero molto interessata alla natura che mi circondava. Ho imparato moltissime cose anni prima di andare a scuola. Quando ho imparato a leggere, mi sono appropriata di uno strumento “magico” che mi ha aiutata tantissimo a sopportare l'estrema solitudine che mi circondava.
Ma non bastava.
Io avevo bisogno di qualcuno, di un essere umano... avevo bisogno di suggerimenti, di attenzione, di ascolto; al mio fianco però non c'era fisicamente nessuno che potesse fare questo.
Allora mi sono rivolta allo studio (lettura, università, master e corsi internazionali), attività che continuo, sotto forma di aggiornamento costante.
Studio da oltre trent'anni (oltre dieci all'estero), ho letto migliaia di libri e fatto – e faccio ancora – esercizi fisici quotidiani uniti a varie forme di “meditazione” per allenare l'attenzione.

Il mio obiettivo è migliorarmi di giorno in giorno attraverso uno strumento meraviglioso che però richiede allenamento continuo: la consapevolezza.
Lo scopo: offrire supporto e strumenti a tutte le persone che desiderano conoscersi più a fondo per stare meglio fisicamente e psicologicamente, e per operare scelte - personali e lavorative - in linea con il proprio sentire, le proprie inclinazioni e i propri talenti.
Sono diventata la persona che avrei voluto avere al mio fianco da ragazza, soprattutto nei momenti difficili.

 Quale aspetto negativo ha trovato in questa professione?


Questa professione ha 2 aspetti negativi.

Uno è legato ad una condizione basilare: la persona che si rivolge a me deve coinvolgersi nel processo di apprendimento, nel senso che deve impegnarsi a fare qualcosa e poi farlo concretamente. Intendo dire:deve partecipare e quindi prestare attenzione, provare a fare movimenti e respirazioni che non aveva mai fatto prima, prendere consapevolezza di avere muscoli... sconosciuti. Accettare di sentire la propria rigidità – e quindi anche la propria resistenza mentale – rispetto al fatto di introdurre novità nella propria vita. Cambiamenti che auspica, ma che per realizzarsi, una volta individuati e scelti, richiedono azioni dirette, precedute da esercizi di vario genere che potremmo definire di preparazione (specifici per ogni soggetto fisici, di attenzione, di scrittura, di cambiamento di piccole abitudini, ecc...). Questi esercizi, ai quali ognuno decide quanto tempo dedicare, sono una piccola rivoluzione nella routine personale (anche se si tratta di pochi minuti al giorno) e, come tali, implicano incredibili resistenze.
Il secondo aspetto riguarda il fatto che le persone che si rivolgono a me lo fanno perché stanno attraversando un periodo durante il quale, da sole, non riescono più a far fronte a una qualche difficoltà. Superato questo momento, tornano nel mondo più consapevoli, più sane, più forti e con una cassetta degli attrezzi che sarà per sempre a loro disposizione.
Ma fanno molta fatica a parlarne con qualcuno che, a sua volta, ne avrebbe bisogno.
Anche per questo motivo ho scritto il libro CambiAmi la vita... per fornire testimonianze reali che: “La vita potrebbe essere più leggera se non fossimo convinti che bisogna sempre dimostrarsi forti, audaci e autonomi. Se potessimo permetterci ogni tanto di dire Non lo so o Ho bisogno di aiuto. Se accettassimo l'idea che, nei momenti difficili, avere a fianco un alleato è molto meglio che essere da soli”.

Dato che impiega molte delle sue energie verso il prossimo in che modo riesce a non sderenarsi?

Il mio traning quotidiano, costituito da una serie di esercizi fisici e non (quelli che io chiamo i miei allenamenti), unito all'attenzione costante sia alla respirazione - che soprattutto durante le sedute non dev'essere minimalista - sia a non contrarmi muscolarmente, quando ascolto e/o leggo nel corpo della gente storie di dolore fisico ed emotivo.
Ecco, non è difficile, ma... bisogna farlo e soprattutto bisogna ricordarsi di farlo,
tutti i giorni.
Io per prima, se non voglio danneggiarmi, devo fare esattamente quello che chiedo ai miei clienti: allenarmi.
Inoltre, la grande soddisfazione nel vedere le persone avvicinarsi a se stesse e fare pace con il proprio corpo, imparare ad accettarlo e, nel tempo – processo affatto facile – arrivare ad amarlo, è una fonte di gratificazione enorme che mi fa star bene e mi rende felice.