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martedì 3 marzo 2020

A tu per tu con Jacopo Formia











Secondo te le persone che svolgono il lavoro da articolista che tipo di immagine hanno?

A mio parere non c’è una visione univoca, ma tante sfaccettature. Si va da quelle più positive a quelle estremamente negative. C’è chi lo vede come il lavoro dei sogni (soprattutto in ambito sportivo), fino ad arrivare arrivare a chi ritiene il giornalista una servo al soldo del padrone di turno. Se guardo alla mia esperienza posso dire che attorno all’articolista e al suo lavoro c’è molta curiosità. Spesso socializzando mi vengono fatte domande su quello che faccio e lo trovo un fatto positivo. 


Insomma...qual  è il “dovere “del giornalista ?

Questa è una domanda complicata, ma molto interessante. Il giornalista deve a mio parere fare ricerca e indagine per selezionare con metodo le informazioni utili e riportarle in modo comprensibile. Il giornalismo, come riportato in sociologia, è inoltre il cosiddetto “quarto potere” che si aggiunge a legislativo, esecutivo e giudiziario per garantire la democrazia. Dire che i giornalisti siano superflui oggi è come dire che la comunicazione non è centrale nel nostro sistema. Dunque un’assurdità. 

Perché hai iniziato? Qual è stata la motivazione?

Tutto è cominciato un po’ per caso anni fa, quando per passione gestivo una pagina Facebook sul calcio scozzese. Sono stato prima “notato” dal sito Footbola, che tratta calcio internazionale e con cui collaboro tuttora, e da lì ho cominciato a trovare contatti anche quelli che mi hanno portato oggi a partecipare al progetto YSport. Testata giornalistica per cui seguo le vicende del Toro. 

Hai paura delle critiche ?

Paura assolutamente no, se non ne ricevessi vorrebbe dire che non sto facendo bene il mio lavoro. Certo bisogna sempre vedere da chi arrivano e in base a questo darvi il giusto peso. Col tempo ho imparato a farmi scivolare addosso senza darci peso le critiche gratuite.

Di che cosa ti occupi nel tempo libero?

Diciamo che tempo libero e lavoro si fondono e questo per me è un grande piacere. Guardo molte partite ed eventi sportivi per aggiornarmi e imparare. Una battuta che mi piace fare con gli amici è: “Quando la mattina leggo il giornale al bar facendo colazione posso dire di star lavorando”. 
A parte questo mi piace molto leggere, classici e autobiografie, oltre a una passione per Harry Potter, Serie Tv, condividere belle esperienze con gli amici, il buon cibo e il buon vino. 

Sogni nel cassetto?

Professionalmente direi vedere la mia firma sulla Gazzetta dello Sport, con gli occhi del bambino potrei dire presentare  
Sanremo, in generale dico essere felice. 

Grazie ancora Désirée
Un caro saluto 

venerdì 8 novembre 2019

A tu per tu con Domenico Marchese de La Repubblica

Quando hai deciso che fare il giornalista sarebbe stato il tuo mestiere?


Non l'ho deciso, l'ho sempre voluto fortemente. Fin dai primi giorni ho provato a realizzare il mio desiderio covato fin da bambino e un po' alla volta, quasi senza rendermene conto, è diventato il mio mestiere. Ammetto che non è stato facile arrivare a "vivere" di giornalismo, la crisi del settore e il profondo cambiamento in atto dal punto di vista delle retribuzioni e da quello contrattuale sono un enorme ostacolo. Ma un po' alla volta, senza perdere mai l'entusiasmo anche nei momenti complicati...



Quale parola ti piace utilizzare nei tuoi articoli sportivi?


L'italiano è una lingua splendida, varia: non c'è una parola che amo utilizzare più di altre, mi piace variare il più possibile.



Che cosa non può mancare sulla scrivania di buon giornalista?


Il disordine



Qual è l'intervista che non hai ancora fatto e che vorresti assolutamente fare?


Non ho dubbi: Michael Jordan




giovedì 7 novembre 2019

A tu per tu con Alberto Gervasi di Tuttosport

Cosa vuol dire oggi fare il giornalista sportivo?

Vuol dire accorciare le distanze fra lo sport di casa nostra e gli appassionati. In questo lavoro, però, è impossibile raccontare un momento o un’emozione senza prima viverli, in campo sportivo e non solo. È un mestiere particolare, a volte poco rispettato, per me comunque impareggiabile.




 Come ti sei avvicinato a questo mestiere? 


Ho iniziato nel 2009, avevo 16 e ho cominciato a scrivere per il quotidiano “La Sicilia” dei miei amici che giocavano nelle giovanili della squadra del mio paese, in provincia di Siracusa. Da lì ho continuato a Torino con il dilettantismo e poi ho fatto il salto con il professionismo e la serie A. Carta stampata, testate online e televisione: una carriera iniziata poco più di dieci anni fa che spero possa continuare il più a lungo possibile.





Hai ricevuto il premio Coni-Ussi “Under 35” 2019: quale emozione hai provato quando ti è squillato il telefono?
Ho realizzato solo dopo qualche secondo dalla telefonata. Un’emozione incredibile, oltre che un enorme vanto per essermi aggiudicato un premio molto importante e prestigioso. Mi hanno fatto piacere anche le parole del presidente del Coni Malagó, che si è voluto complimentare personalmente. È un riconoscimento che premia il lavoro non soltanto mio ma, in generale, di tutta la redazione di Tuttosport.